Il vocabolario del fantacalcio

Formazione di una squadra di Serie A schierata prima della partita, 1969
Milano, San Siro, 30 novembre 1969: la formazione della Lazio prima di Inter-Lazio 3-0.

Su questo dominio c’era una rubrica che si chiamava #Fanta90. Di quei pezzi non è rimasto niente, solo il nome nel menu, ma il vocabolario di cui parlavano è lo stesso di adesso: cambia ogni anno la lista dei giocatori, non le parole.

Prima dell’asta

Listone. L’elenco ufficiale dei calciatori acquistabili, diviso per ruolo e pubblicato prima dell’inizio del campionato. È il documento che dà il via alla stagione: finché non esce, ogni discussione è teorica.

Crediti. Il budget con cui si compra, uguale per tutti. Il numero cambia da lega a lega e in assoluto non conta quasi niente: conta la percentuale che si spende su un singolo giocatore, perché quella è l’unica cosa comparabile fra leghe diverse.

Ruolo. Portiere, difensore, centrocampista, attaccante. Le liste più recenti spezzano ulteriormente il centrocampo, e ogni anno c’è qualche caso di frontiera che decide una stagione: il difensore che gioca alto, l’attaccante schierato dietro le punte.

L’asta

Asta a chiamata. Si chiama un nome, si parte da un credito, si rilancia a voce finché non rilancia più nessuno. È la modalità lenta, e l’unica in cui contano il ritmo e la faccia degli altri.

Asta a busta chiusa. Ognuno scrive un’offerta senza vedere quelle degli altri, e prende il giocatore chi ha scritto di più. Premia chi sa stimare, non chi sa reagire.

Svincolati. Chi resta fuori dalle rose dopo l’asta e si può prendere durante la stagione, secondo le regole della lega. È il mercato di riparazione del fantacalcio, e come quello vero funziona solo se qualcuno ha sbagliato prima.

Durante la stagione

Bonus e malus. Il voto del giornale è la base; sopra ci si aggiunge o si toglie qualcosa per gol, assist, rigori, espulsioni. Le tabelle cambiano da lega a lega, il principio no.

Modificatore di difesa. Un premio calcolato sulla media dei voti del reparto arretrato, che spinge a costruire una difesa intera dello stesso club invece di prendere quattro buoni difensori sparsi. È la regola che più di ogni altra cambia il modo in cui si spendono i crediti all’asta.

Chi non gioca non fa punti. Sembra ovvio ed è la ragione per cui metà delle rose costruite ad agosto non funziona. Un titolare mediocre vale più di una riserva forte, e questo è il punto in cui il fantacalcio smette di somigliare al calcio.

Dove incrocia il mercato vero

In due momenti. Il primo è l’asta, che si fa quando il mercato è ancora aperto: si compra un giocatore sapendo che potrebbe cambiare squadra, ruolo o allenatore prima della seconda giornata. Il secondo è gennaio, quando un trasferimento può trasformare un titolare in un rincalzo nel giro di una settimana.

Un’altra tabella di medie

Chi fa il fantacalcio passa metà agosto a confrontare medie voto, e finisce per sviluppare un occhio particolare per le tabelle: capisce in fretta quali colonne dicono qualcosa e quali stanno lì a riempire. È un occhio che serve anche altrove. Le pagine dei casinò online, per esempio, pubblicano tabelle molto simili nella forma.

Ne abbiamo letta una per intero, con lo stesso metodo: RTP dichiarato per categoria, limiti di puntata, tempi e minimi di ogni metodo di pagamento, e le tre voci che nella pagina non compaiono affatto. Il risultato sta nella scheda su Slotuna.

Sotto tutto questo c’è comunque il calendario della Lega Serie A: turni infrasettimanali e rinvii spostano le giornate di fantacalcio esattamente come spostano quelle vere.

Per questo chi gioca a fantacalcio legge i titoli di mercato con più attenzione dei tifosi normali, e impara presto a distinguere un sondaggio da un affare fatto. Le formule che decidono se un giocatore resta o torna indietro sono spiegate nella scheda sul prestito e sul riscatto.